COVID-19. Età e posti letto

(Ultimo aggiornamento: 23 marzo 2020)

 

Si sente dire che in Italia le vittime della COVID-19 sono tante perché siamo un paese "vecchio" rispetto ad altri, con un maggior numero di anziani. Non mi sembra una tesi convincente, credo sia più importante la saturazione delle strutture sanitarie. Ho quindi provato a mettere in relazione i tassi di crescita dei decessi in vari paesi sia con i rispettivi posti letto per abitante, sia con le percentuali di anziani (ultrasessantacinquenni).

Per le percentuali di anziani avevo usato in un primo momento i dati resi disponibili dal sito www.indexmundi.com, ma la sua fonte è il CIA factbook, dove si trovano dati più recenti. Per il numero dei posti letto per 1000 abitanti la fonte è l'OECD.

Escluderò dai confronti la Cina, perché la sua situazione mi sembra molto diversa dalla nostra e da quella di altri paesi. La CODIV-19 ha colpito quasi solo la provincia di Hubei, che conta il 4.3% degli abitanti di tutta la Cina e produce il 4.3% del PIL cinese (dal China Statistical Yearbook). Hubei ha potuto così contare su massicci aiuti dall'enorme resto della Cina: migliaia di posti letto allestiti in pochi giorni, medici, infermieri, respiratori, mascherine, farmaci ecc. a volontà. La situazione è ben diversa in paesi in cui vi sono diversi focolai importanti, oppure in cui le regioni più colpite sono quelle più abitate e più produttive (come da noi).

I dati (al 22 marzo)

Fuori della Cina siamo ancora tutti in fase esponenziale. Si può sottilizzare, si può sostenere che in Italia o altrove una Gompertz approssima meglio i dati, ma in realtà stime Gompertz (o logistiche) su dati che ancora non hanno superato il punto di flesso sono maledettamente incerte. Come primo passo, quindi, calcolo i tassi \(r\) della crescita esponenziale anche per altri paesi (per i dettagli: world.R). Aggiungo poi i posti letto per 1000 abitanti e le percentuali degli anziani (65+ anni di età).

Paese Sigla \(r\) Posti letto per 1000 ab. Popolazione 65+
Corea del SudKR0.0712.2715.92%
FranciaFR0.315.9820.46%
GermaniaDE0.338.0022.99%
GiapponeJP0.1013.0529.18%
IranIN0.151.505.87%
IraqIQ0.101.403.33%
ItaliaIT0.183.1822.08%
OlandaNL0.323.3219.82%
Regno UnitoGB0.342.5418.48%
SpagnaES0.282.9718.49%
Stati UnitiUS0.252.7716.85%
SvizzeraCH0.294.5318.73%

Si vede subito che, se noi siamo vecchi, gli altri non sono bimbi. Fanno eccezione Iran e Iraq, paesi molto diversi dal nostro e con una storia recente travagliata, ma vediamo per il resto che paesi più simili come Francia e Olanda hanno una popolazione solo poco più giovane, mentre la Germania ci supera. Il titolo di paese più vecchio spetta comunque al Giappone, che distanzia tutti di almeno sei punti percentuali.

Tassi di crescita ed età della popolazione

Ecco cosa succede se si mettono i tassi di crescita dei decessi in relazione con le percentuali di ultrasessantacinquenni nei diversi paesi:

Il grafico a sinistra mostra un aumento del tasso di crescita all'aumentare dell'età della popolazione, ma si vede anche che questo dipende da quanto accade in Iran e in Iraq. Potremmo pensare di escludere due paesi non solo molto diversi, ma forse (ripeto: forse) anche meno attendibili. Se proviamo, otteniamo il grafico a destra che contraddice nettamente il primo.

D'altra parte, il grafico a destra è visibilmente condizionato dal dato del Giappone, che è il paese più vecchio ma anche quello che presenta il minor numero di decessi. Se escludessimo anche il Giappone otterremmo un grafico ancora molto diverso.

In conclusione, la relazione tra tasso di crescita dei decessi ed età della popolazione dipende pesantemente dalla scelta dei paesi da considerare (nel gergo degli statistici, incombe un selection bias).

Tassi di crescita e posti letto per abitante

Il SARS-CoV-2 si diffonde molto rapidamente, spesso non arreca alcun disturbo ai contagiati, ma in alcuni provoca una crisi respiratoria che può essere risolta solo attraverso un'adeguata assistenza medica. I contatti tra i diversi paesi coinvolti, mediati dall'OMS, fanno sì che la qualità dell'assistenza sia sufficientemente omogenea: tecniche e terapie adottate con successo da alcuni vengono presto replicate da altri. L'aspetto davvero critico riveste quindi un carattere soprattutto quantitativo: a quanti malati si può prestare un'assistenza adeguata?

I grafici mostrano che il tasso di crescita dei decessi è più basso in paesi che hanno un sistema sanitario più esteso, e una tale conclusione non cambia se si escludono Iran e Iraq.

Per ottenere grafici sostanzialmente diversi dovremmo escludere il Giappone e la Corea del Sud, ma sarebbe veramente bizzarro. Sappiamo che in Lombardia il flusso di malati critici è stato tale da esaurire rapidamente i posti letto, soprattutto quelli di terapia intensiva. Sappiamo che un problema analogo si è presentato a Madrid. Come ritenere ininfluente un numero di posti letto che è quattro volte quello dell'Italia e della Spagna?

Vi sono paesi in cui l'estensione della COVID-19 ha assunto dimensioni preoccupanti solo intorno alla metà di marzo, e sono i paesi che denunciano i tassi di crescita dei decessi più elevati. La tabella dei dati e i grafici mostrano anche che tra questi paesi ve ne sono alcuni con un numero di posti letto inferiore al nostro.

Sembra purtroppo facile prevedere che presto Stati Uniti e Regno Unito si troveranno in una situazione analoga a quella della Spagna, che a sua volta sta raggiungendo rapidamente i livelli italiani di saturazione dei reparti di terapia intensiva.

Il 6 marzo la Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva ha pubblicato sue Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili. All'inizio si legge che «Lo scopo delle raccomandazioni è anche quello: (A) di sollevare i clinici da una parte della responsabilità nelle scelte, che possono essere emotivamente gravose, compiute nei singoli casi; (B) di rendere espliciti i criteri di allocazione delle risorse sanitarie in una condizione di una loro straordinaria scarsità».

Il 19 marzo il Grupo de Trabajo de Bioética de la Sociedad Española de Medicina Intensiva, Crítica y Unidades Coronarias, d'intesa con la Sociedad Española de Medicina Interna, ha pubblicato sue Recomendaciones éticas para la toma de decisiones en la situación excepcional de crisis por pandemia Covid-19 en las unidades de cuidados intensivos. Il problema da affrontare è lo stesso: «la situación pandémica puede conllevar un desequilibrio entre las necesidades de ventilación mecánica y los recursos disponibles en la fase más avanzada. Es imprescindible establecer un triaje al ingreso, basado en privilegiar la "mayor esperanza de vida", y unos criterios de ingreso claros y de descarga de la UCI, basados en un principio de proporcionalidad y de justicia distributiva, para maximizar el beneficio del mayor número posible de personas».

Quanto al Regno Unito, un medico impegnato nella lotta contro la Covid-19, che ha preferito restare anonimo, ha così scritto all'Independent: «the Italian mortality rate seems much higher than China’s (around 7%, versus 4%), a fact mostly explained by how Italian local healthcare has been pushed to breaking point. Reading the accounts of Italian doctors dealing with their outbreak reads like a warzone. Hospitals diverting all clinical staff to the care of ventilated patients. This is not healthcare but "catastrophe medicine", of the kind one usually encounters on the battlefield; save who can be saved, leave the rest. China had the capacity to build 2,000-bed hospitals, lock down 750 million people, and fly in thousands of medical staff. Italy, despite having a well-resourced healthcare sector, has been overwhelmed. With 100,000 missing staff, 10,000 missing doctors, 40,000 missing nurses and around £3bn missing from our budget, we have neither Italy’s well-resourced healthcare system nor China’s capacity».

La relazione tra Covid-19 e capacità di risposta del sistema sanitario è evidente.

C'è altro?

Sì. Il numero dei posti letto per abitante non può spiegare da solo le differenze tra i tassi di crescita (se i numeri dei decessi sono attendibili, il numero dei posti letto spiega circa il 55% della variabilità) e intervengono molti altri fattori, in primo luogo le misure adottate nei diversi paesi. Ci sono comunque troppi numeri in giro, quasi tutti poco attendibili.