COVID-19. Troppi numeri

(Ultimo aggiornamento: 2 aprile 2020)

 

I virus mutano. Mutano tutti gli esseri viventi e le mutazioni sono spesso una vera e propria disgrazia, ma a volte, per puro caso, una mutazione consente un migliore adattamento all'ambiente, o addirittura permette un adattamento altrimenti impossibile a un ambiente che è cambiato. Succede così che alcuni esseri riescano a crescere e moltiplicarsi come se fossero dei piccoli geni (nel senso di Einstein), individuando rapidamente la strategia migliore in funzione dell'ambiente, mentre invece è solo il caso che ne rimescola i geni (nel senso del genoma), spesso provocando catastrofi, qualche rara volta consentendo un migliore adattamento. Non è altro che il meccanismo della selezione naturale, ma è forte la tentazione di vedere in quel meccanismo casuale, le rare volte che ha successo, l'opera di un abile stratega. È forte la tentazione di dire che il SARS-CoV-2 è un vero bastardo.

Tutti gli esseri viventi mutano e se l'ambiente cambia sono favorite le specie che mutano più rapidamente. Pare che gli esseri viventi in senso stretto, dotati di DNA, abbiano la capacità di correggere molte mutazioni. I virus sono esseri viventi un po' strani, perché si riproducono esclusivamente all'interno di cellule di altri organismi, ma anche perché in alcuni il materiale genetico si trova in un singolo filamento di RNA, più esposto a errori casuali, invece che nella doppia elica del DNA. In parole povere, pare che i virus a RNA siano gli esseri viventi che mutano più rapidamente. I virus dell'influenza e i coronavirus sono virus con un singolo filamento di RNA.

Immaginate ora un virus che abbia trovato il modo di crescere e moltiplicarsi nelle cellule di esseri molto numerosi, magari mammiferi diffusissimi come i roditori e i pipistrelli. Vivono tranquillamente dentro di loro senza causare alcun fastidio (se li uccidessero, segherebbero il ramo su cui sono seduti). Molti mutano rapidamente, ma le mutazioni li rendono spesso inadatti ai loro "ospiti serbatoio" (detti anche reservoir) e i mutati spariscono. Muta oggi, muta domani, un bel giorno arriva una mutazione che consente loro di crescere all'interno di un'altra specie. Si chiama spillover. Purtroppo a volte quest'altra specie siano noi.

Un vero bastardo

I virus non possono vivere e moltiplicarsi se non dentro le cellule di un altro essere vivente, sono parassiti. Il primo scopo di un virus, come di qualsiasi essere vivente, è vivere quanto più possibile. Ciò appare talmente evidente che un tempo si credeva che i parassiti fossero costretti a non uccidere i loro ospiti per non mettersi in crisi da sé, ma poi si è visto che lo scenario è molto più articolato.

Una prima correzione è semplice: non uccidere troppo rapidamente i loro ospiti. Il virus della rabbia si diffonde nel cervello e nelle ghiandole salivari del suo ospite, non lo uccide subito, ma lo costringe a mordere e riesce così a sopravvivere facendosi trasmettere ad altri. Il virus HIV-1 adotta una strategia ancora più efficace: si trasmette con difficoltà, principalmente attraverso rapporti sessuali o trasfusioni di sangue, ma agisce molto lentamente (rientra nel genere dei Lentivirus), in modo da lasciare al suo ospite tutto il tempo di infettare altri. L'AIDS ha causato finora oltre 30 milioni di morti nel mondo, ma almeno si può controllare la sua diffusione con adeguate cautele nei rapporti sessuali e nelle trasfusioni.

Altri virus, ad esempio Hendra, adottano una strategia più articolata: vivono tranquillamente nel loro ospite serbatoio (per Hendra sono pipistrelli detti volpi volanti), cui non arrecano alcun danno, ma possono trasferirsi in un ospite di amplificazione (cavalli, per Hendra), in cui si riproducono in gran numero, tanto da poter attaccare l'uomo. Gli ospiti di amplificazione e l'uomo non servono loro per perpetuarsi, quindi possono morire. Per fortuna la vicinanza volpe volante — cavallo — uomo non è frequente e le vittime sono state poche, ma un aspetto emerge con chiarezza: se un virus continua a riprodursi nel suo ospite serbatoio, quando riesce a penetrare in altre specie non ha bisogno di queste per sopravvivere, e può ucciderle senza rischio (per lui).

I virus della rabbia e quello dell'AIDS sono micidiali, Hendra non uccide sempre ma spesso, i virus dell'influenza sono quasi sempre meno cattivi, ma in compenso non richiedono morsi, rapporti sessuali o la vicinanza di un cavallo per diffondersi: basta uno starnuto. Qualche volta fanno molto male (fu il caso del virus H1N1 della spagnola), ma in genere non ci si preoccupa più di tanto della normale influenza. L'aspetto più fastidioso è la notevole estensione del contagio, facilitata dal fatto che chi si ammala di influenza rimane asintomatico per uno, al massimo due giorni, in questo periodo continua ad avere contatti con altri e li infetta.

Il SARS-CoV (il coronavirus della SARS, di cui non si hanno più notizie) non era particolarmente furbo. Sembra che sia derivato da un virus che vive tranquillamente in qualche tipo di pipistrello, ma quando poi è passato all'uomo è riuscito a diventare trasmissibile ad altri uomini solo dopo che il primo individuo attaccato mostrava chiari sintomi, sempre accompagnati da febbre alta. È stato così relativamente facile trovare i contagiati infettivi, isolarli e bloccare l'epidemia. Ha aiutato anche il fatto che era molto meno contagioso dell'influenza (solo 8096 casi in tutto il mondo, con 774 morti). Succede così periodicamente anche con Ebola: i malati diventano contagiosi contemporaneamente all'emergenza di sintomi evidenti, possono essere isolati, possono essere isolate anche le persone con cui hanno avuto contatti, tutto finisce. L'epidemia di Ebola del 2014 ha causato oltre 10000 morti su 25000 contagiati, ma si era estesa in numerosi paesi anche molto popolosi, come la Nigeria (oltre 200 milioni di abitanti). In due parole, Ebola può fare molto male, ma si può anche controllare.

Il SARS-CoV-2, di cui si sa ancora molto poco, sembra aver imparato dai suoi predecessori. È maledettamente contagioso, ma tende a non farsi scoprire. Sembra che una percentuale molto elevata dei contagiati non se ne accorga nemmeno, perché non accusano alcun malessere, ma anche in queste condizioni sono contagiosi. Sembra che anche quando provoca febbre alta e tosse, o una congiuntivite, lo faccia solo dopo qualche giorno, forse dopo una o due settimane. Non è ingenuo come i virus della SARS o di Ebola, che si fanno scoprire subito, è molto più subdolo dei virus dell'influenza, perché si fa trasmettere da individui che rimangono asintomatici per giorni, spesso per sempre.

Non è micidiale per gli individui come i virus della rabbia o dell'AIDS, ma conta sui grandi numeri. Qualche volta, chissà perché, provoca polmoniti pericolose. Non si tratta di polmoniti batteriche, curabili con antibiotici, come quelle che possono complicare un'influenza, ma di un attacco diretto agli alveoli polmonari che non riescono più a scambiare anidride carbonica e ossigeno, il sangue non riesce più a portare ossigeno agli organi interni, l'operazione riesce e il paziente muore.

Succede raramente, tanto raramente che numerosi "cosiddetti esperti" si sono lasciati ingannare: sembrava poco più di una normale influenza. E allora perché allarmarsi? Ma il mancato allarme ha fatto sì che il virus potesse continuare a diffondersi velocemente a macchia d'olio senza che nessuno se ne accorgesse, fino a che una piccola percentuale di casi gravi è diventata un numero relativamente grande di malati curabili solo col ricovero in terapia intensiva. Un numero grande rispetto ai posti disponibili. I ricoveri in terapia intensiva provocati dall'influenza sono un'eccezione, poche centinaia e diluiti in sei/sette mesi; il SARS-CoV-2 ha esaurito i posti disponibili in poche settimane. In Lombardia, a Madrid, a Parigi, a New York sono bastate poche settimane perché non si sapesse più dove ricoverare i malati che ne avevano bisogno.

Il SARS-CoV-2 sembra considerare gli esseri umani come un ospite serbatoio, in cui crescere e moltiplicarsi indisturbato perché non arreca alcun disturbo. Però qualche volta, non si sa quante e non si sa perché, si agita un po' troppo e si fa scoprire, ma sembra solo un'influenza. Inoltre qualche rara volta, non si sa quante e non si sa perché, veste i panni del killer. Un'innocente pecorella che improvvisamente diventa lupo. Un vero bastardo che sa nascondersi molto bene, tanto bene che non si riesce a capire quante sono le pecorelle pronte a trasformarsi.

Numeri, numeri, numeri

Troppi numeri, troppi danno troppi numeri. Intendiamoci, la Protezione Civile deve dare i numeri che riesce a raccogliere, ma sa e avverte che vanno presi con cautela. Vediamo in dettaglio.

  • Il numero dei contagiati in Italia non è il numero dei casi comunicato dalla Protezione Civile. Quel numero è la somma dei pazienti ospedalizzati (ragionevolmente attendibile) o in isolamento domiciliare risultati positivi, dei dimessi o guariti e dei deceduti, è cioè il numero dei contagiati passati per un tampone. Non comprende né gli asintomatici, né tutti quelli che hanno avvertito sintomi sospetti, non sono stati sottoposti al tampone, sono rimasti a casa in attesa di un miglioramento (o di un peggioramento). Borrelli lo ha detto chiaro, aggiungendo che a suo parere il numero dei contagiati potrebbe essere dieci volte il numero dei casi rilevati.
  • È conseguentemente ignoto anche il numero dei guariti, perché non comprende le persone rimaste a casa senza tampone fino alla sparizione dei sintomi.
  • È purtroppo inattendibile anche il numero dei deceduti comunicato dalla Protezione Civile, perché non comprende le persone che si sono improvvisamente e fatalmente aggravate mentre erano a casa, oppure in una casa di riposo.

Il numero dei contagiati dipende dai criteri adottati per i tamponi, che sono cambiati sia nel tempo che da paese a paese. L'Imperial College di Londra ha recentemente tentato un approccio statistico per stimare sia il numero dei contagiati in 11 paesi, sia l'efficacia delle misure intraprese dai loro governi. Giornali e televisioni si sono limitati a diffondere solo un numero tratto dall'articolo: i contagiati in Italia sarebbero circa 6 milioni. In realtà, come qualsiasi studente di statistica sa bene, quella è solo una stima puntuale, come tale incerta per definizione, e non può essere letta prescindendo dalla sua incertezza. Incertezza in questo caso alquanto elevata, perché secondo l'Imperial College il numero dei contagiati in Italia era compreso, al 28 marzo, tra poco meno di 2 e poco più di 15 milioni (dal 3.2% al 26% della popolazione).

Come se non bastasse, l'Imperial College ha correttamente rifiutato di basarsi sui numeri ufficiali dei casi confermati, ma non avendo solide alternative ha scelto di basarsi sui numeri ufficiali dei deceduti, considerati più affidabili. Certamente più affidabili rispetto ai numeri dei casi confermati, ma quanto affidabili in sé? In realtà non molto, tanto da costringerci a concludere che i numeri dei contagiati non li conosce nessuno.

Sappiamo infatti che molte persone sono morte in casa o in una RSA, senza tampone, e non rientrano nei numeri ufficiali.

E allora?

Il SARS-CoV-2 si diffonde silenziosamente e si fa scoprire solo qualche volta. E così non sappiamo quanti siano i contagiati. Quando si fa scoprire sembra spesso che arrechi solo qualche disturbo, ma ogni tanto diventa cattivo e può causare una morte rapida, inaspettata e senza tampone. E così non sappiamo quante siano le sue vittime.

Non basta. Sembra che gli asintomatici siano meno contagiosi dei sintomatici, ma non si sa di quanto. Si spera che i guariti siano immuni, ma non si sa fino a che punto né per quanto tempo. In concreto, mancano le informazioni necessarie per poter prevedere l'evoluzione della pandemia senza vistose incertezze. Purtroppo certi conti si possono fare solo alla fine.

Nel frattempo, la vera criticità è rappresentata dall'intasamento dei reparti di terapia intensiva, perché è chiaro che se un paziente ha bisogno di terapia intensiva, ma non trova posto, è condannato.

E allora faccio veramente fatica a seguire gli sforzi di quanti si cimentano in previsioni e mi limito al dato forse più credibile tra tutti quelli diffusi dalla Protezione Civile: il numero dei ricoverati in terapia intensiva.

Sembra che la crescita stia rallendando e spero che sia di buon auspicio.